Intervista Musicletter.it

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Come nasce la tua storia in musica? Da dov’è cominciato tutto?
Benché abbia avuto un’educazione musicale orientata innanzi tutto alla musica colta, attraverso lo studio del violino e del pianoforte ma in particolare della storia della musica, il mio avvicinamento alla scrittura di canzoni ha coinciso con la scoperta del Fabrizio De André giovanile e la tradizione della musica francese (Brassens e Brel, soprattutto) di cui De André si faceva interprete per il pubblico italiano. Un altro punto di svolta determinante è stato la scoperta della musica folk, del rock e del grunge anglosassone (da Dylan a Cohen, da Lou Reed a Paul Simon e poi i Nirvana, gli Oasis, i Sonic Youth), grazie alla quale ho cominciato a registrare in studio le prime canzoni, a perfezionarle, a proporle ai discografici e a suonarle in pubblico. Finché è arrivato Sanremo nel 2008 (ma qui già siamo in anni più recenti) e ho cominciato a portare avanti la mia carriera musicale a livello professionale.

Quali sono state le influenze che più hanno caratterizzato il tuo stile compositivo?
Le influenze derivano soprattutto, come dicevo, dalla canzone d’autore anglosassone e fra gli artisti che ho nominato sopra metterei Dylan, Cohen e Lou Reed una spanna sopra gli altri. Ultimamente sento una forte affinità con due figure lontane nel tempo e nello stile, ma che hanno qualcosa di emotivamente comune: Nick Drake e Cat Power, due artisti che hanno dato molto a Prometeo liberato e alle nuove canzoni che sto scrivendo; ma soprattutto mi hanno insegnato a non essere mai complice dell’effimero, a non fare arte premeditata, come direbbe Shelley. Di Nick Drake, oltre a venerare i suoi tre meravigliosi dischi, si può rimpiangere quello che non ha potuto regalarci, avendoci lasciato nel lontano 1974. Di Cat Power aspetto con ansia il prossimo album, sicuro che potrà stimolare ancora nuove canzoni da parte mia.

Raccontaci qualche curiosità riguardante la tua esperienza in studio.
Grandi curiosità in effetti non ne ho, intendo a livello di aneddoti. Posso solo dire che ho sempre concepito il lavoro di studio come un momento compositivo: ovvero il pezzo si struttura spesso in sala di incisione, giorno dopo giorno, e il più delle volte il prodotto finale ha poco o nulla a che vedere con il provino di partenza. Un’altra cosa è la scelta dei suoni e degli strumenti autentici; con rarissime eccezioni facilmente individuabili perché esplicite, in Prometeo liberato non ci sono strumenti sintetici. L’organo Hammond è un originale americano del 1949, per dire. E da appassionato di chitarre, mi piace nominarle tutte: una Martin HD-28, una Guild M-120 e una Danelectro U2 di mia proprietà, una Gibson J-45 della metà degli anni ’50, una Lengardo e una Stratocaster degli anni ’60 di proprietà del chitarrista Daniele Bazzani.

Nomina almeno cinque canzoni che hanno segnato la tua vita artistica.
Almeno cinque canzoni? Ci provo, facendo coincidere ognuna con un periodo particolare della mia vita. I primi passi: L’infanzia di Maria di De André e Les amoureux des bancs publics di Brassens; poi Atlantide di De Gregori; Famous blue raincoat di Cohen e Visions of Johanna di Bob Dylan (sono ancora nel mio repertorio); All tomorrow’s parties dei Velvet Underground con Nico; Polly dei Nirvana, River man di Nick Drake e The greatest di Cat Power.

Quando potremo vederti dal vivo? Hai date in programma?
Sì, il prossimo venerdì 13 aprile sarò a Roma ospite di un evento presso la Fonderia delle Arti; il 26 aprile suonerò a Innsbruck al locale The early bird; il 19 maggio a Conversano, in provincia di Bari, presso l’ex mattatoio, per poi spostarmi a Covo in provincia di Bergamo per il festival Culturalmente il successivo 26 maggio; il 21 giugno a Cassino, in provincia di Roma, per la Festa europea della musica, organizzata dall’Università di Cassino e promossa dal Ministero dei Beni Culturali; il 27 settembre suonerò nuovamente a Innsbruck. Comunque sono in arrivo altre date nei mesi estivi, per cui è sempre consigliabile dare un’occhiata alla pagina Facebook, dove sono aggiornate tutte le informazioni.

Con chi vorresti collaborare in futuro? Valgono sia artisti italiani che esteri!

Ma anche gente irraggiungibile? Tipo Eddie Vedder? Tra le novità italiane degli ultimi anni mi hanno molto colpito Chiara Vidonis e Diana Tejera. Ecco, con loro mi piacerebbe tantissimo fare qualcosa. Può sembrare curioso detto da un artista uomo, ma il futuro del rock d’autore è soprattutto al femminile, ne sono convinto.

Momento ringraziamenti. Ringrazia chi vuoi (noi ovviamente, ringraziamo te).
La lista è lunga, ma partirei senz’altro da due persone in particolare: David Bonato, che ha creduto in Prometeo liberato e che con la VREC e la Davverocomunicazione ha permesso l’avverarsi di un sogno; Ari Takahashi, il produttore artistico di Prometeo liberato, che mi sta accanto da tre anni con grande passione e professionalità. Seguono i musicisti con cui ho lavorato per questo disco: Antonio Santirocco (che è anche mio cognato), Daniele Bazzani, Luca Pisanu, Roberto Paggio, Aldo Bertolino, Mark Hanna. Poi la mia famiglia: la mia compagna Carla, i miei genitori e mio nonno Michele. E infine mia nonna Luigia, che ci ha lasciato senza poter ascoltare Prometeo liberato nella versione definitiva: da lei ho imparato soprattutto la mitezza e l’ironia. Dite che non è rock? No, no: è rock.

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