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Il Tempo 8 apr 2018

"Torno dopo dieci anni ma con le stesse emozioni Valerio Sanzotta parla del suo secondo album 'Prometeo liberato' dopo il successo avuto con 'Novecento' al festival di Sanremo" 
"Aveva stupito molti addetti ai lavori dieci anni fa sul palco dell'Ariston quando, con la sua 'Novecento', si distinse per l'originalità e la forza espressiva dei suoi testi. Vlerio Sanzotta è un cantautore e filologo romano che fa dell'impegno letterario sui testi delle sue canzoni il suo punto di forza e che, ora, a dieci anni da quel debutto, torna sulle scene con un nuovo album dal titolo 'Prometeo Liberato' che ha proposto dal vivo sabato sera in concerto a Roma sul palco de 'Na Cosetta. 'Dopo la mia esperienza a Sanremo nel 2008 - ci ha detto Sanzotta - ho spostato un po' il focus dei miei impegni dalla musica per concentrarmi sui miei studi di dottorato di ricerca in filologia. In questi anni la carriera universitaria mi ha dato modo di girare l'Europa ma non ho mai abbandonato la passione per la canzone, ho continuato a scrivere molto'.
Eppure quel Sanremo del 2008 fu un'esperienza positiva…
'Sì, sfiorai il premio della critica, ma in quegli anni avevo la necessità personale di costruirmi delle basi solide. E poi una certa stabilità mi ha a nche consentito di riprendere a fare musica in maniera diversa. Così ho cominciato a registrare cose nuove fino a quando è nato questo album in cui molti hanno creduto e che mi ha permesso di tornare a distanza di dieci anni da quel Sanremo'.
Che visse comunque con grande serenità…
'Sì, nel 2008 mi divertii molto, è stata un'esperienza che ho vissuto anche con il necessario distacco, non essendo all'epoca giovanissimo, avevo già 28 anni, e avendo anche un primo percorso universitario alle spalle, ho potuto vivere il mio primo Sanremo anche con il giusto approccio un po' ironico proponendo un pezzo peraltro tutt'altro che sanremese'.
Cosa è cambiato di quel Sanzotta oggi?
'Moltissimo, il mio modo di scrivere i contenuti in primis. Il filo letterario che c'è dietro questi miei nuovi testi è molto più approfondito, c'è una riflessione sulla parola che ai miei inizi non c'era o comunque era in una fase molto più embrionale. Non a caso i tempi di lavorazione di questo disco sono stati molto lunghi, è un album molto meditato, che ha richiesto un vero e proprio impegno letterario'.
Il suo 'Prometeo Liberato' oggi fa riferimento al mito della tragedia di Eschilo?
'Non solo, ma anche al dramma di Shelley, il mio Prometeo non è solo la figura che ruba il fuoco agli dei per donarlo agli uomini, emblema del libero pensiero, ma è anche una rilettura diversa; questo disco in realtà è un alòbum sul tempo ciclico, che ritorna, l'idea della morte e della rigenerazione, della primavera che ritorna e della fine dei tempi'.
Quali sono stati i suoi punti di riferimento nella sua crescita artistica?
'I grandi cantautori americani come Dylan o Leonard Cohen ma anche artisti come Lou Reed. Tra gli italiani sono cresciuto con De Gregori e De Andrè anche se lo sforzo che ho fatto con questo disco è stato proprio quello di allontanarmi dal cantautorato italiano per cercare strade nuove'.
Che emozioni ha provato ora a tornare ad esibirsi dal vivo nella sua città?
'Tante emozioni, anche un po' di tensione ma positiva, essere a Roma con un nuovo disco è una responsabilità che affronto con la stessa consapevolezza di quando devo parlare a un convegno, la musica non è un hobby ma un impegno professionale che voglio affrontare al meglio'. (Fabrizio Finamore)